Presentato alla Camera dei Deputati il Manifesto Sociale dell’Osservatorio Ictus Italia


Roma, 10 dicembre 2019 – In Italia chi è colpito da Ictus Cerebrale deve avere la fortuna di trovarsi nel territorio giusto per ricevere l’assistenza sanitaria e le cure più adeguate. Questa è una delle principali riflessioni che derivano dall’esame delle ancora disomogenee risposte sanitarie che il nostro Paese è in grado di erogare per questa grave e diffusa patologia. Riflessioni e raccomandazioni contenute nel Manifesto Sociale che l’OSSERVATORIO ICTUS ITALIA ha presentato oggi alla Camera dei Deputati per richiamare l’attenzione delle Istituzioni sul molto che ancora resta da fare in materia di politica sanitaria, scelte organizzative, informazione e prevenzione, oltre che riabilitazione. Un insieme di iniziative che l’OSSERVATORIO intende promuovere anche grazie al rilevante supporto dell’Intergruppo Parlamentare per le Malattie Cardio-cerebrovascolari, con cui si auspica di interagire con continuità anche grazie alla collaborazione attenta dell’onorevole Rossana Boldi, componente dell’Intergruppo e Vice-presidente della XII Commissione Affari Sociali della Camera.

Durante l’evento l’OSSERVATORIO ICTUS ITALIA ha presentato il video “Storia di Fabiana”, una vicenda raccontata con semplicità e grande impatto per delineare gli effetti di una diagnosi iniziale sbagliata a causa di un ricovero in un ospedale senza Unità Neurovascolare: la mancata diagnosi di Ictus cerebrale ha condotto Fabiana verso una vita quotidiana sicuramente complessa. Quante Fabiane esistono nel nostro Paese? Quali sono le ricadute umane e sociali di una mancata copertura territoriale di Stroke Unit e di centri capaci di veloce diagnosi e immediato e corretto intervento?

Un primo dato presentato da Osservatorio Ictus Italia conferma la disomogeneità della risposta sanitaria per l’Ictus cerebrale: rispetto alle 300 Unità Neurovascolari che sarebbero necessarie per assicurare una copertura assistenziale ottimale su tutto il territorio nazionale (DM 70/2015), sono attualmente disponibili solo 190 Unità e, di queste, ben l’80 per cento è concentrato al Nord, lasciando sguarnite ampie aree non in grado di erogare un’assistenza efficiente e in linea con la severità della patologia. “I dati ISTAT che mostrano in Sicilia tassi di mortalità per le malattie cerebrovascolari più che doppi rispetto a quelli del Trentino Alto Adige sono emblematici di questa situazione – ha rilevato Nicoletta Reale, Presidente dell’Osservatorio Ictus Italia – e va detto inoltre che questa disomogeneità di copertura da parte delle strutture sanitarie si registra anche all’interno dei diversi territori delle regioni”.

Il Manifesto Sociale presentato a Roma mette anche in evidenza la necessità di azioni concrete: ecco perché l’OSSERVATORIO ICTUS ITALIA ha deciso di lanciare una CALL TO ACTION in 10 punti, che si rifanno ad alcune delle indicazioni con le quali, nel 2017, la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati impegnava il Governo ad operare con la “Risoluzione sulla prevenzione e la diagnosi dell’ictus cerebrale“ (nr.8-00268), un documento che in 19 punti impegnava il Governo Italiano su attività concrete verso una delle patologie a maggior rischio di mortalità e disabilità.

“Dopo il primo documento di indirizzo rispetto alle reali possibilità di prevenzione e cura di una patologia che, con l’aumento delle aspettative di vita, è diventata sempre più preoccupante nel nostro Paese per le gravi ricadute socio-assistenziali e di spesa”, ha sottolineato l’onorevole Rossana Boldi, “oggi registriamo l’arrivo di un vero appello alle Istituzioni ad agire in fretta e con convinzione per colmare le disuguaglianze ed assicurare il miglioramento della presa in carico dei pazienti. Avere in mano un Manifesto Sociale come quello lanciato dall’Osservatorio che abbia l’obiettivo di attualizzare la Risoluzione è un elemento di fortissimo indirizzo strategico. Devo registrare inoltre che continua in questo modo la collaborazione concreta e sempre più utile tra istituzioni, associazioni di pazienti ed associazioni scientifiche”.

I dieci punti della CALL TO ACTION contenuti nel Manifesto Sociale dell’Osservatorio si concentrano sulle azioni che vedono i Servizi Sanitari Regionali al centro della necessità di potenziamento/aggiornamento delle molte voci che caratterizzano la gestione di questa patologia: inserimento dell’ictus cerebrale nei piani sanitari regionali, messa a punto di percorsi diagnostico-terapeutici e assistenziali mirati, incentivazione verso l’uso di terapie e dispositivi medici di nuova generazione, implementazione di nuove Unità Neurovascolari, ove assenti, e coerente incremento degli organici, predisposizione di idonei piani di riabilitazione e, infine, disponibilità sull’intero territorio nazionale della trombectomia meccanica.

Il fatto che persistano ampie aree non ancora in grado di erogare un’assistenza ottimale ha importanti ricadute non solo sul fronte del numero dei decessi, ma anche sulla possibilità di limitazione del danno derivante dagli episodi acuti.

L’Ictus Cerebrale è la terza causa di morte in Italia, la prima per invalidità e la seconda per la causa di stati di demenza con perdita di autosufficienza. Nel nostro Paese, si manifesta in circa 120.000 nuovi casi ogni anno, un terzo dei quali genera decessi entro un anno mentre, in un terzo dei casi, produce forme invalidanti di diversa gravità. Ciò significa, per dare concretezza a questi dati, che ogni anno, una popolazione pari a quella di Ferrara o Salerno cade vittima di questa patologia.

L’incidenza dell’Ictus aumenta con l’età e i casi, su base annua, sono in progressivo aumento a causa dell’invecchiamento della popolazione: la maggior incidenza si registra nei pazienti con età superiore ai 65 anni che, in Italia, sono quasi il 20 per cento della popolazione. Il quadro è ancor più preoccupante se si considera che, nella popolazione con età superiore agli 85 anni, l’incidenza dell’ictus oscilla tra il 20 e il 35 per cento.

Altro aspetto di particolare rilievo, anche per l’impatto sulla spesa socio-sanitaria, è il dato secondo il quale ogni anno ben 10.000 casi di Ictus interessano una popolazione di età inferiore ai 54 anni di età: soggetti in piena età lavorativa per i quali l’impatto della malattia, in termini di riduzione dell’autosufficienza e di incidenza sui bisogni assistenziali, è particolarmente gravoso.

Giornata Mondiale dell’Ictus: prevenzione e riorganizzazione per affrontare una patologia fortemente invalidante

Il 29 ottobre si celebra in tutto il mondo – ed anche nel nostro Paese – la Giornata mondiale dell’Ictus, che giunge alla sua 14° edizione dall’anno del suo avvio nel 2006. In questa occasione Osservatorio Ictus Italia vuole richiamare l’attenzione sui numeri di questo killer silenzioso e sulle azioni che anche nel nostro Paese possono essere avviate in collaborazione tra istituzioni, SSN, specialisti, associazioni.

I “numeri dell’ictus cerebrale” sono purtroppo drammatici: lo stroke rappresenta la prima causa di invalidità nel mondo, la seconda causa di demenza e la terza causa di mortalità nei paesi occidentali. Nel nostro Paese si registrano ogni anno circa 120.000 casi di ictus, dei quali circa un terzo porta al decesso nell’arco di un anno e circa un terzo ad invalidità seria o significativa: la conseguenza di tale dato è che le persone che attualmente vivono con gli effetti invalidanti della patologia in Italia hanno raggiunto la cifra di quasi un milione.

Ricorda Nicoletta Reale, Presidente di Osservatorio Ictus Italia e Presidente dell’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale-ALICE, che “oggi si muore di meno a causa dell’ictus, ma si registra un aumento del numero totale degli eventi e delle persone colpite che convivono con importanti disabilità. Ci troviamo perciò a fronteggiare un fenomeno che da un lato vede un miglioramento di terapie, cure disponibili e organizzazione della presa in carico, mentre dall’altro registriamo un incremento degli eventi dato anche dall’invecchiamento progressivo della popolazione. Il tutto pone domande di riorganizzazione e di prevenzione che sono già state poste al centro della Risoluzione sulla prevenzione e la diagnosi dell’ictus cerebrale (N. 8-00268) approvata nel novembre 2017 dalla Commissione Affari Sociali alla Camera dei Deputati, un documento declinato in 19 punti che impegnava il Governo Italiano su una delle patologie a maggior rischio di mortalità e disabilità,  comportando di conseguenza un peso economico e sociale a carico non soltanto del SSN e dei bilanci regionali, ma soprattutto delle famiglie che ne sono duramente provate”.

Gli impegni contenuti nella Risoluzione citata comprendono diverse attività su cui rifocalizzare l’attenzione, tra le quali: incentivare prevenzione e diagnosi di ictus e di fibrillazione atriale; favorire iniziative dedicate ad agevolare l’accesso a farmaci e dispositivi medici; sostenere progetti che incentivino l’adozione dei PDTA; promuovere campagne di sensibilizzazione per gli operatori sanitari e per la più opportuna informazione dell’opinione pubblica.

Gli obiettivi della Risoluzione su cui Osservatorio Ictus Italia richiama ancora, in occasione della Giornata Mondiale, l’attenzione di politici, istituzioni, agenzie, soggetti del Servizio Sanitario Nazionale e specialisti, sono totalmente in linea con l’Action Plan for Stroke in Europe 2018-2030, il più importante documento collaborativo e di prospettiva espresso sulla patologia dagli specialisti delle società scientifiche europee. “Gli obiettivi prioritari dell’Action Plan for Stroke in Europe 2018-2030 – ricorda Valeria Caso, membro del direttivo dell’Osservatorio Ictus Italia e Past President della Europe Stroke Organization – sono: ridurre il numero assoluto di casi di ictus in Europa del 10%; trattare il 90% o più dei pazienti colpiti da ictus in Europa all’interno delle stroke unit, come primo livello di cura; favorire l’adozione di piani nazionali per l’ictus che comprendano l’intera catena di cura, dalla prevenzione primaria fino alla vita dopo lo stroke, e implementare strategie nazionali per interventi multisettoriali di sanità pubblica che promuovano e facilitino uno stile di vita sano e riducano i fattori ambientali (incluso l’inquinamento atmosferico), socio-economici ed educativi che aumentano il rischio di ictus”.

Come già sottolineato i “numeri dell’ictus cerebrale” sono importanti: come il nostro Paese, nelle sue varie esperienze regionali, sta affrontando la vastità dei problemi rappresentati dalla patologia? “A fronte di dati importanti – risponde Valeria Caso – sono ancora poche le Unità Neurovascolari (o Stroke Units) sul territorio, a scapito soprattutto delle Regioni del Sud. Su 300 unità Neurovascolari necessarie, ne sono operative circa 190, di cui l’80% al Nord. Fra le 13 Regioni “virtuose”, soltanto Piemonte e Friuli Venezia Giulia hanno attivato un processo di informazione e partecipazione dei cittadini/pazienti in questi percorsi. Sul fronte della prevenzione primaria, le Regioni più efficaci nell’attivare percorsi di coinvolgimento degli operatori e dei cittadini sono quelle già citate più Emilia Romagna e Basilicata. Sul fronte della riabilitazione, appaiono più avanti le regioni indicate con l’aggiunta delle Marche”.

Se queste sono le “risposte sul territorio”, quali sono dunque oggi le criticità e le problematiche rilevanti su cui concentrare le azioni istituzionali e complessive di politica sanitaria e prevenzione? Risponde Antonio Carolei, membro fondatore dell’Osservatorio

Ictus Italia, Past-President di ISO-Italian Stroke Organization, già Professore ordinario di Neurologia: “le criticità prioritarie sono queste: necessità di revisione ed integrazione del Decreto ministeriale 2015/70 in ordine agli Standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera; revisione critica ed applicabilità reale del modello hub and spoke in funzione della distribuzione dei presidi dedicati (stroke unit di I e II livello) e della disponibilità di reparti o servizi con competenze di radiologia e neuroradiologia interventistica; revisione dei modelli organizzativi sulla base delle più recenti acquisizioni in ordine alle modalità di trattamento disponibili (trombolisi endovenosa e trombectomia meccanica), e del conseguente progressivo ampliamento della finestra terapeutica; revisione e adeguamento degli standard organizzativi, strutturali e tecnologici in rapporto a dove effettivamente sono allocati i posti letto per i pazienti con ictus acuto; revisione della rete dell’emergenza-urgenza per l’ictus cerebrale dopo analisi critica della disponibilità ed eventuale ricollocazione territoriale delle diverse figure professionali coinvolte”.

Confermando la propria continua ed autorevole attenzione sui temi dello stroke, l’Osservatorio Ictus Italia annuncia già da oggi – proprio nell’occasione della Giornata mondiale – che verrà presentato a Roma a metà dicembre, all’interno di un evento istituzionale pre-natalizio, un MANIFESTO SOCIALE in collaborazione con l’Intergruppo Parlamentare per le Malattie Cardio-Cerebrovascolari, documento all’interno del quale verranno riprese ed attualizzate le azioni già previste nella Risoluzione e sottolineate alcune delle priorità organizzative ed assistenziali rivolte ad assicurare ai pazienti ed ai cittadini la migliore risposta sanitaria alle domande che l’ictus cerebrale pone al nostro Paese.

I NOAC nella lista delle medicine essenziali dell’Organizzazione Mondiale Sanità

ROMA, 25 LUGLIO 2019 – È appena stata pubblicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) l’edizione aggiornata dell’Elenco dei Farmaci Essenziali (Essential Medicines List – EML 2019). Si tratta della 21esima edizione di un documento che l’OMS propone ogni due anni come guida ai Paesi membri per dare priorità a prodotti che offrono “accesso ottimale e soluzioni effettive ai problemi di salute”.

Tra i prodotti entrati per la prima volta nell’EML, l’Organizzazione Mondiale della Sanità segnala in particolare alcuni nuovi trattamenti oncologici, alcuni nuovi antibiotici per il trattamento delle infezioni resistenti e – per la prima volta – i Nuovi Anticoagulanti Orali (NOAC) per la prevenzione dell’ictus cerebrale, indicati dall’OMS come “particolarmente vantaggiosi ed efficaci anche perché – a differenza di altri trattamenti esistenti – non prevedono alcun regolare e periodico monitoraggio su chi li assume”. L’OMS ha infatti inserito anche l’Alteplase nell’elenco delle Medicine Trombolitiche (12.5.2, pag. 37 – 21st EML, OMS, Ginevra 2019), indicandolo come uno dei “farmaci essenziali per patologie prioritarie”.

“L’inserimento dei NOAC all’interno della lista delle medicine essenziali dell’OMS è una notizia particolarmente importante per tutti i cittadini, per i pazienti e per l’insieme del Sistema Sanitario Nazionale”, sottolinea Nicoletta Reale, presidente dell’Osservatorio Ictus Italia, “A seguito di questa indicazione così autorevole ci sentiamo di sottolineare con forza che è necessario che nel nostro Paese si realizzino immediatamente tutte le azioni necessarie che abbiano  ricadute positive su terapia e assistenza: prima di tutto occorre che tutti i pazienti italiani possano avere accesso alla trombolisi, senza differenziazione territoriale; ricordiamo, inoltre, che in Italia i NOAC sono purtroppo ancora soggetti a piano terapeutico, la cui prescrizione spetta soltanto ad alcune categorie di specialisti. Il Medico di Medicina Generale, che ha un ruolo fondamentale e strategico, oltre che nella prevenzione, anche nel post-ictus, quando cioè il paziente fa ritorno a casa (controllo aderenza alla terapia, gestione interferenza con altri farmaci e/o eventuali eventi avversi, informazioni su obiettivi terapeutici e somministrazione ecc.), non ne ha la possibilità: l’estensione della prescrivibilità diviene quindi oggi un obiettivo non più rimandabile”.

L’Alteplase è un enzima fibrinolitico utilizzato per trattare i coaguli di sangue, utilizzato per migliorare il recupero e ridurre la disabilità nelle persone che hanno avuto un ictus cerebrale. Come indicato anche dalla banca dati farmaci dell’AIFA, può essere utilizzato per il trattamento fibrinolitico dell’ictus ischemico acuto, ricordando che “il trattamento deve essere iniziato il prima possibile, entro 4,5 ore dall’insorgenza dei sintomi dell’ictus. L’effetto del trattamento è tempo-dipendente: pertanto, più è precoce più aumenta la probabilità di un esito favorevole”. Lo stesso prodotto può anche essere utilizzato per il trattamento trombolitico nell’infarto miocardico acuto e nell’embolia polmonare massiva acuta con compromissione emodinamica.

Conosciuto come uno dei principali “big killer” al mondo, l’ictus compare all’improvviso ed è oggi una delle patologie a maggior rischio di mortalità – sebbene nel nostro Paese i casi sono in diminuzione, proprio grazie alle nuove terapie disponibili – ma soprattutto di invalidità: la metà dei superstiti rimane infatti con problemi di disabilità, anche grave. Ne consegue un rilevante onere per le famiglie, per le risorse allocate in sanità e per la società intera, onere che può protrarsi anche per decenni, tenuto conto che non sono pochi i soggetti colpiti dalla malattia anche in età non avanzata: nei circa 150mila nuovi casi di ictus cerebrale che si registrano in Italia ogni anno, circa 10.000 riguardano soggetti di età inferiore ai 54 anni, responsabili del 10-12% di tutti i decessi.

“Sarà compito dell’Osservatorio Ictus Italia portare l’EML 2019 dell’OMS a conoscenza delle Istituzioni, della politica sanitaria e dei decisori regionali affinché si adoperino per il corretto accesso al trattamento con Alteplase in tutto il territorio nazionale”, conclude la presidente Reale, “Riteniamo infatti che il diritto alla salute e i bisogni sempre nuovi e sempre più specifici che vengono espressi dai cittadini richiedano risposte puntuali, basate   sulle evidenze scientifiche internazionali. Sapere di avere a disposizione un farmaco che è in grado di salvare vite e ridurre la disabilità dovrebbe convincere tutte le parti interessate a mettere terapia e gestione dell’ictus cerebrale in cima all’agenda politica. “.

Ictus, 940mila casi e 1 milioni di invalidi in Italia: i dati del Rapporto 2018

L’ictus cerebrale rappresenta la prima causa di invalidità nel mondo, la seconda di demenza e la terza di mortalità nei paesi occidentali. E nonostante quest’ultima negli ultimi quindici anni sia diminuita, tutte le proiezioni indicano che, entro i prossimi venti anni, a causa dell’invecchiamento della popolazione, si verificherà un complessivo aumento di oltre il 30% del numero totale di casi di ictus nell’Unione Europea, come emerso anche dal rapporto “The Burden of Stroke in Europe”, condotto dai ricercatori del King’s College di Londra, che hanno esaminato dati e informazioni provenienti da 35 nazioni europee. Numeri, questi, che trovano conferma anche nel nostro Paese, dove ogni anno si registrano almeno 100.000 nuovi ricoveri dovuti all’ictus cerebrale, circa un terzo delle persone colpite non sopravvive ad un anno dall’evento, mentre un altro terzo sopravvive con una significativa invalidità. Pertanto, il numero di persone che attualmente vive in Italia con gli esiti invalidanti di un ictus ha raggiunto la cifra record di quasi un milione. Questo ed altri sono alcuni dei dati preoccupanti che emergono dal “Rapporto sull’Ictus in Italia. Una fotografia su prevenzione, percorsi di cura e prospettive”, che offre per la prima volta una descrizione completa della patologia nel nostro Paese. Il Rapporto, realizzato grazie alle componenti dell’Osservatorio Ictus Italia, è stato presentato il 18 dicembre nella sala “Nilde Iotti” della Camera dei Deputati a Roma.

In Italia, sottolinea il Rapporto, le persone che hanno avuto un ictus e sono sopravvissute, con esiti più o meno invalidanti, sono oggi circa 940.000, ma il fenomeno è in costante crescita, a causa dell’invecchiamento della popolazione. L’80% del numero totale degli ictus è rappresentato da ictus ischemici con una mortalità a 30 giorni di circa il 20% e del 30% a un anno, mentre la mortalità a 30 giorni dopo un ictus emorragico raggiunge il 50%. Questi sono sicuramente “numeri” che preoccupano, e che rappresentano l’impatto sociale ed economico che l’ictus ha sulla nostra società in termini impegno del SSN sia nella fase acuta che nella presa in carico della cronicità. Non vi sono solo i “costi diretti” della malattia, l’impegno economico che impoverisce le famiglie delle persone colpite da ictus è la spesa per la così detta “assistenza informale”, che consuma risorse e tempo.

In Italia, si legge nel Rapporto, i costi diretti per il Servizio Sanitario Nazionale ammontano a circa 16 miliardi di euro all’anno, ai quali vanno aggiunti circa 5 miliardi di euro in termini di costi indiretti, calcolati principalmente come perdita di produttività. In questo contesto è prioritario promuovere sani stili di vita, considerato che gli studi epidemiologici condotti in questi anni hanno dimostrato la reversibilità del rischio, ossia che, riducendo i fattori di rischio, è possibile ritardare o ridurre il numero di eventi che si verificano nella popolazione. Quasi il 50% degli eventi cerebrovascolari potrebbero essere evitati attraverso l’adozione di stili di vita salutari e un controllo farmacologico nei soggetti ad elevato rischio cardiovascolare globale; ad esempio è dimostrato che l’abolizione del fumo assieme ad una attività fisica quotidiana (l’OMS raccomanda almeno 150 minuti a settimana) e un’alimentazione ricca di verdura, e frutta, cereali integrali, legumi e pesce, e povera di cibi ricchi di grassi saturi, colesterolo, zuccheri semplici e sale, aiuta a mantenere livelli fisiologici di pressione arteriosa, colesterolemia e glicemia. Un’analisi condotta dall’Istituto Superiore di Sanità negli anni passati, ha rivelato, infatti, che la prevalenza di condizioni di rischio è risultata maggiore nelle persone con scolarità più bassa (elementari e medie) rispetto a coloro che avevano scolarità superiore (diploma o laurea). Un motivo in più questo per sottolineare quanto sia importante implementare una corretta informazione da parte degli addetti ai lavori.

Nel nostro Paese, solo un terzo delle persone è consapevole di essere colpito da ictus e la maggior parte non conosce i possibili segni o sintomi del danno cerebrale – spiega Nicoletta Reale, Presidente dell’Osservatorio Ictus Italia – per questo risulta assolutamente necessario attuare percorsi di informazione, riconoscimento, tempestività e cura dell’ictus cerebrale promossi e condivisi, ciascuno per le proprie competenze, da tutti gli stakeholders: società scientifiche, organizzazioni ed enti d’ambito sanitario, associazione di pazienti e di cittadini, Istituzioni”.

Dal Rapporto emerge una disparità regionale nell’adozione dei Percorsi Diagnostici, Terapeutici e Assistenziali (PDTA), ovvero di quegli interventi complessi mirati alla condivisione dei processi decisionali e dell’organizzazione dell’assistenza per un gruppo specifico di pazienti durante un periodo di tempo ben definito. In tal senso l’Osservatorio Ictus Italia evidenzia, in linea con i dati del Rapporto di Cittadinanzattiva 2017 su “Ictus, le cure in Italia”, come ancora non tutte le Regioni italiane abbiano prodotto un PDTA formale: il Friuli-Venezia Giulia risulta essere la realtà che ha elaborato percorsi più completi; seguono con modalità differenti, Piemonte, Trentino-Alto Adige, Veneto, Toscana, Emilia-Romagna e Lazio. Mentre indietro appaiono Sicilia, Sardegna e Molise.

Questa disparità fra le Regioni del nord e del sud viene confermata nel Rapporto anche dai dati relativi all’adozione dei PDTA nella fase post-acuta dell’ictus, cioè dalla presenza o meno di percorsi per la presa in carico e la cura di pazienti cronici con disabilità (riabilitazione, lungodegenza e cure palliative).

L’Osservatorio Ictus Italia si allinea all’”Action Plan for Stroke in Europe 2018-2030”, individuando quattro obiettivi prioritari da raggiungere nel prossimo decennio: ridurre il numero assoluto di casi di ictus nel nostro Continente del 10%; trattare il 90% o più delle persone colpite nelle Stroke Unit come primo livello di cura; favorire l’adozione di piani nazionali che comprendano l’intera catena di cura, dalla prevenzione primaria alla vita dopo l’ictus; implementare strategie nazionali per interventi multisettoriali di sanità pubblica che promuovano e facilitino uno stile di vita sano, riducendo i fattori ambientali (incluso l’inquinamento atmosferico), socio-economici ed educativi che aumentano il rischio di incorrere nella patologia.

Il Rapporto 2018 sull’Ictus in Italia presentato alla Camera

Sarà presentato martedì 18 dicembre alle ore 10.00 nella sala “Nilde Iotti” della Camera dei deputati a Roma il “Rapporto 2018 sull’ictus in Italia – Una fotografia su prevenzione, percorsi di cura e prospettive”, curato dall’Osservatorio Ictus Italia. Alla presentazione è previsto il saluto istituzionale di Vincenzo Zoccano, Sottosegretario di Stato a Famiglia e Disabilità e delle deputate Rossana Boldi, Coordinatrice Intergruppo per le Malattie Cardio Cerebrovascolari e Michela Rostan, Vice Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera. Il rapporto fotografa per la prima volta in Italia i dati sull’incidenza dell’ictus, relativi a mortalità, disabilità e fattori di rischio, esamina l’implementazione dei protocolli clinico-assistenziali e dei piani di cura, riabilitazione e reinserimento nelle diverse Regioni. Attraverso l’analisi dell’impatto socio-economico della patologia e la ricognizione delle best practices sulla prevenzione, il Rapporto delinea, inoltre, alcune proposte per un approccio coordinato e integrato alla prevenzione e nella cura, in linea con gli obiettivi definiti a livello comunitario. Scarica il programma della presentazione del Rapporto alla Camera.

Giornata Mondiale dell’Ictus, l’Osservatorio Ictus Italia rilancia l’Action Plan europeo

L’Osservatorio Ictus Italia, in occasione della Giornata mondiale dell’Ictus, promuove e rilancia gli obiettivi dell’Action Plan for Stroke in Europe 2018-2030, importante documento (scaricabile qui) promosso dall’ESO (European Stroke Organisation) e dal SAFE (Stroke Alliance for Europe), che riunisce tutte le associazioni di pazienti del nostro continente. Sono quattro gli obiettivi prioritari individuati dall’Action Plan europeo da raggiungere entro il 2030:

  • ridurre il numero assoluto di casi di ictus in Europa del 10%;
  • trattare il 90% o più delle persone colpite da ictus in Europa all’interno delle Stroke Unit, come primo livello di cura;
  • favorire l’adozione di piani nazionali per la patologia, che comprendano l’intera catena di cura: dalla prevenzione primaria fino alla vita dopo l’ictus;
  • implementare strategie nazionali per interventi multisettoriali di sanità pubblica che promuovano e facilitino uno stile di vita sano, riducendo i fattori ambientali (incluso l’inquinamento atmosferico), socio-economici ed educativi che aumentano il rischio di ictus.

L’Action Plan for Stroke in Europe, frutto del lavoro di 70 esperti, è stato coordinato dal Professor Bo Norrving, neurologo di fama mondiale e curatore delle dichiarazioni di Helsingborg del 1994 e del 2006, utilizzate come base per l’istituzione e la pianificazione dei servizi per l’ictus in tutta Europa. L’Action Plan è stato lanciato all’attenzione pubblica da Jon Barrick, Presidente di SAFE, Bart van der Worp, Presidente ESO e dalla Dott.ssa Valeria Caso, Past President ESO (2016-2018) e membro del Consiglio Direttivo dell’Osservatorio Ictus Italia. Alla redazione hanno collaborato anche il Prof. Danilo Toni, Vice Presidente ISO e la Dott.ssa Francesca Pezzella – Delegata A.L.I.Ce. Italia per S.A.F.E., E.S.O. e W.S.O. (entrambi membri nel Consiglio Direttivo dell’Osservatorio Ictus Italia).

Il documento fotografa la situazione relativa all’ictus cerebrale e allo stato delle cure, individuando gli obiettivi e le azioni chiave che tutti i Paesi europei e i propri sistemi sanitari devono impegnarsi a perseguire entro il 2030.

Ad oggi si stima che circa 80 milioni di individui siano stati colpiti da ictus nel mondo e che circa 50 milioni vivano con disabilità permanente: la campagna lanciata a livello globale per la Giornata Mondiale dell’Ictus Cerebrale del 29 ottobre, data stabilita dalla WSO (Word Stroke Organisation),  quest’anno vuole focalizzare l’attenzione sulla determinazione e sulla resilienza che i sopravvissuti e i loro familiari e caregivers dimostrano nell’affrontare il percorso di cura e riabilitazione, nonostante tutto ciò che la malattia porti via loro.

Vogliamo fare nostro e condividere il messaggio di forza e speranza scelto quest’anno dalla WSO come tema della Giornata Mondiale dell’Ictus Cerebrale, che incita milioni persone colpite e le loro famiglie ad affrontare con determinazione questo evento improvviso, inatteso e traumatico e le sue conseguenze, con le quali devono convivere quotidianamenteafferma la Dott.ssa Nicoletta Reale, Presidente dell’Osservatorio Ictus Italia. Anche l’Osservatorio prosegue la sua attività per aumentare la consapevolezza circa le azioni necessarie a ridurre l’impatto della patologia e a sensibilizzare i decisori sulle strategie da adottare, impegnato in prima linea su vari versanti, tra i quali anche la diffusione dei messaggi contenuti nell’Action Plan europeo”.

Il rapporto “L’impatto dell’Ictus in Europa”, condotto dai ricercatori del King’s College di Londra, che hanno esaminato dati, documenti e informazioni provenienti da 35 nazioni europee, tra cui l’Italia, ben sottolinea l’urgenza di agire in sintonia e nella direzione individuata dall’Action Plan. Lo studio, infatti, rilevando differenze significative tra i diversi modelli di cura e disparità nelle possibilità di accesso alle terapie, stima che nel periodo compreso tra il 2015 e il 2035 aumenteranno i casi di ictus nell’Unione europea (del 34%), e che, entro il 2035, ci sarà anche una crescita del 45% dei casi di morte conseguenti ad ictus e del 25% di chi sopravvivrà con danni permanenti.

La buona notizia è che l’ictus cerebrale è prevenibile e curabile” spiega la Dott.ssa Valeria Caso, Past President ESO e membro del Consiglio Direttivo dell’Osservatorio Ictus Italia. “Grazie ai campi d’azione forniti dall’Action Plan, raccogliamo la sfida di tutti coloro che affrontano la vita dopo l’ictus: i costi delle ricadute gravano su tutta la società, ma in special modo sulle vite dei milioni di sopravvissuti e dei loro cari, che li supportano tutti i giorni. Obiettivo è proprio quello di ridurre l’impatto delle recidive e contemporaneamente, raggiungere gli standard qualitativi più elevati, fornendo ai Governi e alle Autorità competenti tutte le informazioni sullo ‘stato dell’arte’ e sulle priorità da perseguire, nell’ottica di superare le attuali disparità di accesso alle cure e ai trattamenti su ciascun territorio”.

Action Plan for Stroke in Europe, gli obiettivi 2018-2030

Sono quattro gli obiettivi principali individuati dall’ESO (European Stroke Organisation) e dall’associazione di pazienti SAFE (Stroke Action for Europe) all’interno dell’Action Plan for Stroke in Europe 2018-2030, in linea con quanto previsto dagli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite:

  1. Ridurre il numero di casi di ictus in Europa del 10%
  2. Trattare il 90% e oltre dei pazienti colpiti da ictus in Europa all’interno delle stroke unit, come livelli essenziali di assistenza
  3. Favorire piani sanitari nazionali per il trattamento delll’ictus che comprendano tutta la catena delle cure
  4. Attuare appieno le strategie nazionali per favorire interventi multisettoriali di sanità pubblica

Gli obiettivi del piano sono stati annunciati da World and European Stroke Organizations (WSO and ESO) e da World Federation European Academy of Neurology (WFN and EAN) in una dichiarazione congiunta rilasciata nell’ambito del 68° Comitato Regionale dell’OMS Europa che si è tenuto a Roma dal 17 al 20 settembre 2018. Al meeting hanno preso parte Ministri della Salute e rappresentanti ad alto livello dei 53 Stati membri della Regione Europea dell’OMS, nonché organizzazioni partner e società civile.

La versione integrale della dichiarazione congiunta rilasciata dalle organizzazioni è disponibile a questo link. 

 

Ricerca, c’è un legame forte tra ictus e demenza

Esiste un forte rischio di sviluppare nel tempo una demenza per coloro che hanno subito un attacco celebrale. È questo emerge dai risultati di una metanalisi – pubblicata su “Alzheimer’s & Dementia: The Journal of the Alzheimer’s Association” – dei ricercatori della University of Exeter Medical School (Gran Bretagna) che ha indagato questo legame, analizzando i dati di 3,2 milioni di persone di tutto il mondo.

Sono circa 17 milioni le persone colpite ogni anno da ictus (in Italia quasi 200.000) e sono quasi 50 milioni coloro che si ammalano di una qualche forma di demenza. Un numero destinato a crescere con l’invecchiamento della popolazione: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, entro il 2050, saranno infatti circa 152 milioni.

Lo studio ha riscontrato che essere stati colpiti da un ictus aumenta di circa il 70% le probabilità di sviluppare una demenza: diversi studi precedenti avevano già messo in evidenza questo legame, ma nessuno aveva quantificato la percentuale con cui l’ictus aumenta il rischio di demenza.

I ricercatori hanno analizzato 36 studi precedenti i cui partecipanti avevano avuto una storia di ictus per un totale di 1,9 milioni di persone. Inoltre, hanno passato in rassegna altri 12 studi con 1,3 milioni di persone che avevano avuto un ictus recentemente, per un totale di 3,2 milioni. Nello specifico, i ricercatori hanno preso in considerazione articoli in cui erano presenti l’associazione di parole chiave quali “demenza” e “ictus”, cioè quegli studi in cui si era verificata la comparsa di demenza durante il periodo di follow-up successivo all’ictus oppure la comparsa di ictus in pazienti con demenza durante il follow-up per quest’ultima patologia.

Lanciata la campagna P.R.E.S.T.O., per intervenire rapidamente sull’ictus

La Regione Liguria ha lanciato la campagna informativa P.R.E.S.T.O., per aumentare la conoscenza nella popolazione dei sintomi dell’ictus e favorire così un accesso più tempestivo ai Pronto Soccorso. La campagna, come afferma anche Massimo Del Sette, direttore di Neurologia al Galliera e presidente di Alice onlus, è stata chiamata in questo modo, oltre che per sottolineare che non si deve perdere tempo, anche perché ogni lettera suggerisce un sintomo.

Dunque, P come perdere forza a un braccio o a una gamba, R riduzione della vista, E come espressione verbale, ovvero difficoltà nel parlare, e la S per il sorriso che mostra se la bocca è diritta o abbassata da un lato. La T sta per non perdere tempo e la O per ospedale, dove bisogna recarsi immediatamente. In Liguria ogni anno ci sono 4.500 nuovi casi di ictus, mediamente 12 casi ogni giorno, ma secondo un’indagine il 30% delle persone non sa cosa sia un ictus, l’80% sa che occorre chiamare subito i soccorsi se si viene colpiti da ictus, ma il 20% non sa riconoscerne i sintomi.

Al via Progetto Zero: A.L.I.Ce. Italia Onlus e SIMG ancora una volta insieme per combattere l’ipertensione arteriosa

Ridurre i valori della pressione fa diminuire del 40-50% il rischio di essere colpiti da ictus cerebrale

Prevenire l’ipertensione arteriosa, definita anche “killer silenzioso”: questo l’obiettivo del Progetto Zero, nato dalla proficua collaborazione dell’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale (A.L.I.Ce. Italia Onlus) con la Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG).

A.L.I.Ce. Italia Onlus ribadisce l’appello diffuso in occasione di “Aprile mese della prevenzione”, ricordando quanto sia importante il controllo della pressione nella prevenzione primaria e secondaria dell’ictus, perché ridurre i valori della pressione arteriosa fa diminuire di ben il 40-50% il rischio di essere colpiti da questa patologia.

Innovativo per l’approccio multidisciplinare e multifattoriale, Progetto Zero è il primo e più ampio programma per prevenire il rischio cerebro e cardiovascolare e intende offrire un servizio esclusivo, dedicato alle farmacie italiane e alla popolazione mettendo a loro disposizione strumenti e know-how per educare i professionisti della salute e i cittadini.

Progetto Zero arriva, da oggi, in oltre 800 farmacie distribuite sul territorio nazionale. Infermieri formati e specializzati forniranno un’ampia e personalizzata consulenza ai clienti delle farmacie che aderiscono a Progetto Zero: dalla misurazione della pressione sanguigna al test sui valori glicemici, dai suggerimenti per la prevenzione e gestione quotidiana dei disturbi alla compilazione della scheda per identificare il rischio individuale sulla base dei valori rilevati e di fattori come età, patologie, stili di vita.

“Le farmacie sono la prima frontiera del SSN alla quale i cittadini si rivolgono per trovare informazioni e consiglio – dichiara Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus. Il farmacista ha un ruolo fondamentale per sviluppare attività di screening, prevenzione ed educazione dei cittadini sui rischi cerebro e cardiovascolari associati all’ipertensione e al diabete. La capillarità del servizio e la specializzazione del personale delle farmacie permette lo sviluppo di un efficace modello di prevenzione e informazione per ipertesi e diabetici, anche quelli che non sanno di esserlo. Obiettivo del Progetto è quello di informare la popolazione e spronarla a seguire comportamenti e stili di vita corretti”.

Il progetto, realizzato grazie al supporto non condizionato di Corman, ha debuttato nel 2017 ed è stato subito premiato al Cosmofarma Innovation & Research Award; nel 2018, prosegue sotto l’egida dell’Osservatorio Ictus Italia per diffondere e rafforzare la pratica della prevenzione contro l’ipertensione arteriosa.

“L’ipertensione è tra i principali fattori di rischio per eventi cardiovascolari e cerebrovascolari, che sono la prima causa di mortalità nei Paesi occidentali – dichiara il Dottor Damiano Parretti, Responsabile Progetti Area Cronicità Società Italiana di Medicina Generale e delle cure primarie. In Italia, colpisce circa il 30% degli individui adulti, molti dei quali neanche lo sanno. Il 19% degli uomini e il 14% delle donne sono in una condizione di rischio; i pericoli aumentano con l’aumentare dei valori pressori. Il rischio è decisamente maggiore nella popolazione diabetica, pari a circa 3,5 milioni di italiani, di cui 1,3 milioni non diagnosticati. Nel 70% dei casi, i pazienti con diabete mellito di tipo II sono ipertesi”.

A.L.I.Ce. Italia Onlus è l’unica realtà associativa italiana che riunisce sia le persone colpite, i loro familiari e i caregiver, sia infermieri, fisioterapisti, logopedisti coinvolti nella prevenzione e cura dell’ictus, sia i medici di medicina generale, fisiatri, neurologi e gli altri medici esperti nella diagnosi e nel trattamento dell’ictus. La grande sfida è la prevenzione: secondo A.L.I.Ce., infatti, occorre diffondere l’informazione sulle condizioni che aumentano la probabilità di essere colpiti dall’ictus.

Anche a questo scopo è stato fondato nel 2016 l’Osservatorio Ictus Italia, grazie ad un’iniziativa congiunta di A.L.I.Ce., dell’Intergruppo Parlamentare sui problemi sociali dell’Ictus, dell’Italian Stroke Organisation e dell’European Stroke Organization, cui hanno immediatamente aderito anche l’Istituto Superiore di Sanità I.S.S. (Dipartimento Malattie Cardiovascolari, Dismetaboliche e dell’Invecchiamento) e la stessa S.I.M.G.

Principale mission dell’’Osservatorio, infatti, è quella di promuovere maggiore consapevolezza e awareness sulle problematiche legate all’ictus, attuando politiche dedicate sia a livello nazionale che regionale, nell’ottica di divenire principale attore e partner delle Istituzioni pubbliche e private, fornendo leadership, indicazioni strategiche e raccomandazioni in campo sanitario-assistenziale, scientifico-accademico e sociale.

Secondo le linee Guida ESC (European Society of Cardiology) e EASD (European Association for the Study of Diabetes), diabete mellito e ipertensione arteriosa sono fattori che hanno tra di loro un effetto moltiplicativo sul rischio di aterosclerosi che è una delle principali cause delle patologie cerebro e cardiovascolari.

Nel corso di quest’anno, Progetto Zero continuerà a diffondere la cultura dell’automisurazione pressoria e glicemica. Il corretto monitoraggio, infatti, aiuta a seguire al meglio la propria terapia e a ridurre il rischio di ictus, infarti ed altre complicanze cerebro e cardiovascolari.

Il programma favorirà l’attività di screening per intercettare nuovi pazienti e valutare il loro profilo di rischio, informarli e sensibilizzarli sull’ictus ed indirizzarli al target medico se necessario.

I dati raccolti porteranno alla pubblicazione di una guida per i farmacisti sul corretto management dei pazienti a rischio cerebro e cardiovascolare.

L’elenco completo delle farmacie aderenti e il calendario delle giornate, in continuo aggiornamento, sono disponibili cliccando qui.