Ictus, 940mila casi e 1 milioni di invalidi in Italia: i dati del Rapporto 2018

L’ictus cerebrale rappresenta la prima causa di invalidità nel mondo, la seconda di demenza e la terza di mortalità nei paesi occidentali. E nonostante quest’ultima negli ultimi quindici anni sia diminuita, tutte le proiezioni indicano che, entro i prossimi venti anni, a causa dell’invecchiamento della popolazione, si verificherà un complessivo aumento di oltre il 30% del numero totale di casi di ictus nell’Unione Europea, come emerso anche dal rapporto “The Burden of Stroke in Europe”, condotto dai ricercatori del King’s College di Londra, che hanno esaminato dati e informazioni provenienti da 35 nazioni europee. Numeri, questi, che trovano conferma anche nel nostro Paese, dove ogni anno si registrano almeno 100.000 nuovi ricoveri dovuti all’ictus cerebrale, circa un terzo delle persone colpite non sopravvive ad un anno dall’evento, mentre un altro terzo sopravvive con una significativa invalidità. Pertanto, il numero di persone che attualmente vive in Italia con gli esiti invalidanti di un ictus ha raggiunto la cifra record di quasi un milione. Questo ed altri sono alcuni dei dati preoccupanti che emergono dal “Rapporto sull’Ictus in Italia. Una fotografia su prevenzione, percorsi di cura e prospettive”, che offre per la prima volta una descrizione completa della patologia nel nostro Paese. Il Rapporto, realizzato grazie alle componenti dell’Osservatorio Ictus Italia, è stato presentato il 18 dicembre nella sala “Nilde Iotti” della Camera dei Deputati a Roma.

In Italia, sottolinea il Rapporto, le persone che hanno avuto un ictus e sono sopravvissute, con esiti più o meno invalidanti, sono oggi circa 940.000, ma il fenomeno è in costante crescita, a causa dell’invecchiamento della popolazione. L’80% del numero totale degli ictus è rappresentato da ictus ischemici con una mortalità a 30 giorni di circa il 20% e del 30% a un anno, mentre la mortalità a 30 giorni dopo un ictus emorragico raggiunge il 50%. Questi sono sicuramente “numeri” che preoccupano, e che rappresentano l’impatto sociale ed economico che l’ictus ha sulla nostra società in termini impegno del SSN sia nella fase acuta che nella presa in carico della cronicità. Non vi sono solo i “costi diretti” della malattia, l’impegno economico che impoverisce le famiglie delle persone colpite da ictus è la spesa per la così detta “assistenza informale”, che consuma risorse e tempo.

In Italia, si legge nel Rapporto, i costi diretti per il Servizio Sanitario Nazionale ammontano a circa 16 miliardi di euro all’anno, ai quali vanno aggiunti circa 5 miliardi di euro in termini di costi indiretti, calcolati principalmente come perdita di produttività. In questo contesto è prioritario promuovere sani stili di vita, considerato che gli studi epidemiologici condotti in questi anni hanno dimostrato la reversibilità del rischio, ossia che, riducendo i fattori di rischio, è possibile ritardare o ridurre il numero di eventi che si verificano nella popolazione. Quasi il 50% degli eventi cerebrovascolari potrebbero essere evitati attraverso l’adozione di stili di vita salutari e un controllo farmacologico nei soggetti ad elevato rischio cardiovascolare globale; ad esempio è dimostrato che l’abolizione del fumo assieme ad una attività fisica quotidiana (l’OMS raccomanda almeno 150 minuti a settimana) e un’alimentazione ricca di verdura, e frutta, cereali integrali, legumi e pesce, e povera di cibi ricchi di grassi saturi, colesterolo, zuccheri semplici e sale, aiuta a mantenere livelli fisiologici di pressione arteriosa, colesterolemia e glicemia. Un’analisi condotta dall’Istituto Superiore di Sanità negli anni passati, ha rivelato, infatti, che la prevalenza di condizioni di rischio è risultata maggiore nelle persone con scolarità più bassa (elementari e medie) rispetto a coloro che avevano scolarità superiore (diploma o laurea). Un motivo in più questo per sottolineare quanto sia importante implementare una corretta informazione da parte degli addetti ai lavori.

Nel nostro Paese, solo un terzo delle persone è consapevole di essere colpito da ictus e la maggior parte non conosce i possibili segni o sintomi del danno cerebrale – spiega Nicoletta Reale, Presidente dell’Osservatorio Ictus Italia – per questo risulta assolutamente necessario attuare percorsi di informazione, riconoscimento, tempestività e cura dell’ictus cerebrale promossi e condivisi, ciascuno per le proprie competenze, da tutti gli stakeholders: società scientifiche, organizzazioni ed enti d’ambito sanitario, associazione di pazienti e di cittadini, Istituzioni”.

Dal Rapporto emerge una disparità regionale nell’adozione dei Percorsi Diagnostici, Terapeutici e Assistenziali (PDTA), ovvero di quegli interventi complessi mirati alla condivisione dei processi decisionali e dell’organizzazione dell’assistenza per un gruppo specifico di pazienti durante un periodo di tempo ben definito. In tal senso l’Osservatorio Ictus Italia evidenzia, in linea con i dati del Rapporto di Cittadinanzattiva 2017 su “Ictus, le cure in Italia”, come ancora non tutte le Regioni italiane abbiano prodotto un PDTA formale: il Friuli-Venezia Giulia risulta essere la realtà che ha elaborato percorsi più completi; seguono con modalità differenti, Piemonte, Trentino-Alto Adige, Veneto, Toscana, Emilia-Romagna e Lazio. Mentre indietro appaiono Sicilia, Sardegna e Molise.

Questa disparità fra le Regioni del nord e del sud viene confermata nel Rapporto anche dai dati relativi all’adozione dei PDTA nella fase post-acuta dell’ictus, cioè dalla presenza o meno di percorsi per la presa in carico e la cura di pazienti cronici con disabilità (riabilitazione, lungodegenza e cure palliative).

L’Osservatorio Ictus Italia si allinea all’”Action Plan for Stroke in Europe 2018-2030”, individuando quattro obiettivi prioritari da raggiungere nel prossimo decennio: ridurre il numero assoluto di casi di ictus nel nostro Continente del 10%; trattare il 90% o più delle persone colpite nelle Stroke Unit come primo livello di cura; favorire l’adozione di piani nazionali che comprendano l’intera catena di cura, dalla prevenzione primaria alla vita dopo l’ictus; implementare strategie nazionali per interventi multisettoriali di sanità pubblica che promuovano e facilitino uno stile di vita sano, riducendo i fattori ambientali (incluso l’inquinamento atmosferico), socio-economici ed educativi che aumentano il rischio di incorrere nella patologia.

Il Rapporto 2018 sull’Ictus in Italia presentato alla Camera

Sarà presentato martedì 18 dicembre alle ore 10.00 nella sala “Nilde Iotti” della Camera dei deputati a Roma il “Rapporto 2018 sull’ictus in Italia – Una fotografia su prevenzione, percorsi di cura e prospettive”, curato dall’Osservatorio Ictus Italia. Alla presentazione è previsto il saluto istituzionale di Vincenzo Zoccano, Sottosegretario di Stato a Famiglia e Disabilità e delle deputate Rossana Boldi, Coordinatrice Intergruppo per le Malattie Cardio Cerebrovascolari e Michela Rostan, Vice Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera. Il rapporto fotografa per la prima volta in Italia i dati sull’incidenza dell’ictus, relativi a mortalità, disabilità e fattori di rischio, esamina l’implementazione dei protocolli clinico-assistenziali e dei piani di cura, riabilitazione e reinserimento nelle diverse Regioni. Attraverso l’analisi dell’impatto socio-economico della patologia e la ricognizione delle best practices sulla prevenzione, il Rapporto delinea, inoltre, alcune proposte per un approccio coordinato e integrato alla prevenzione e nella cura, in linea con gli obiettivi definiti a livello comunitario. Scarica il programma della presentazione del Rapporto alla Camera.

Giornata Mondiale dell’Ictus, l’Osservatorio Ictus Italia rilancia l’Action Plan europeo

L’Osservatorio Ictus Italia, in occasione della Giornata mondiale dell’Ictus, promuove e rilancia gli obiettivi dell’Action Plan for Stroke in Europe 2018-2030, importante documento (scaricabile qui) promosso dall’ESO (European Stroke Organisation) e dal SAFE (Stroke Alliance for Europe), che riunisce tutte le associazioni di pazienti del nostro continente. Sono quattro gli obiettivi prioritari individuati dall’Action Plan europeo da raggiungere entro il 2030:

  • ridurre il numero assoluto di casi di ictus in Europa del 10%;
  • trattare il 90% o più delle persone colpite da ictus in Europa all’interno delle Stroke Unit, come primo livello di cura;
  • favorire l’adozione di piani nazionali per la patologia, che comprendano l’intera catena di cura: dalla prevenzione primaria fino alla vita dopo l’ictus;
  • implementare strategie nazionali per interventi multisettoriali di sanità pubblica che promuovano e facilitino uno stile di vita sano, riducendo i fattori ambientali (incluso l’inquinamento atmosferico), socio-economici ed educativi che aumentano il rischio di ictus.

L’Action Plan for Stroke in Europe, frutto del lavoro di 70 esperti, è stato coordinato dal Professor Bo Norrving, neurologo di fama mondiale e curatore delle dichiarazioni di Helsingborg del 1994 e del 2006, utilizzate come base per l’istituzione e la pianificazione dei servizi per l’ictus in tutta Europa. L’Action Plan è stato lanciato all’attenzione pubblica da Jon Barrick, Presidente di SAFE, Bart van der Worp, Presidente ESO e dalla Dott.ssa Valeria Caso, Past President ESO (2016-2018) e membro del Consiglio Direttivo dell’Osservatorio Ictus Italia. Alla redazione hanno collaborato anche il Prof. Danilo Toni, Vice Presidente ISO e la Dott.ssa Francesca Pezzella – Delegata A.L.I.Ce. Italia per S.A.F.E., E.S.O. e W.S.O. (entrambi membri nel Consiglio Direttivo dell’Osservatorio Ictus Italia).

Il documento fotografa la situazione relativa all’ictus cerebrale e allo stato delle cure, individuando gli obiettivi e le azioni chiave che tutti i Paesi europei e i propri sistemi sanitari devono impegnarsi a perseguire entro il 2030.

Ad oggi si stima che circa 80 milioni di individui siano stati colpiti da ictus nel mondo e che circa 50 milioni vivano con disabilità permanente: la campagna lanciata a livello globale per la Giornata Mondiale dell’Ictus Cerebrale del 29 ottobre, data stabilita dalla WSO (Word Stroke Organisation),  quest’anno vuole focalizzare l’attenzione sulla determinazione e sulla resilienza che i sopravvissuti e i loro familiari e caregivers dimostrano nell’affrontare il percorso di cura e riabilitazione, nonostante tutto ciò che la malattia porti via loro.

Vogliamo fare nostro e condividere il messaggio di forza e speranza scelto quest’anno dalla WSO come tema della Giornata Mondiale dell’Ictus Cerebrale, che incita milioni persone colpite e le loro famiglie ad affrontare con determinazione questo evento improvviso, inatteso e traumatico e le sue conseguenze, con le quali devono convivere quotidianamenteafferma la Dott.ssa Nicoletta Reale, Presidente dell’Osservatorio Ictus Italia. Anche l’Osservatorio prosegue la sua attività per aumentare la consapevolezza circa le azioni necessarie a ridurre l’impatto della patologia e a sensibilizzare i decisori sulle strategie da adottare, impegnato in prima linea su vari versanti, tra i quali anche la diffusione dei messaggi contenuti nell’Action Plan europeo”.

Il rapporto “L’impatto dell’Ictus in Europa”, condotto dai ricercatori del King’s College di Londra, che hanno esaminato dati, documenti e informazioni provenienti da 35 nazioni europee, tra cui l’Italia, ben sottolinea l’urgenza di agire in sintonia e nella direzione individuata dall’Action Plan. Lo studio, infatti, rilevando differenze significative tra i diversi modelli di cura e disparità nelle possibilità di accesso alle terapie, stima che nel periodo compreso tra il 2015 e il 2035 aumenteranno i casi di ictus nell’Unione europea (del 34%), e che, entro il 2035, ci sarà anche una crescita del 45% dei casi di morte conseguenti ad ictus e del 25% di chi sopravvivrà con danni permanenti.

La buona notizia è che l’ictus cerebrale è prevenibile e curabile” spiega la Dott.ssa Valeria Caso, Past President ESO e membro del Consiglio Direttivo dell’Osservatorio Ictus Italia. “Grazie ai campi d’azione forniti dall’Action Plan, raccogliamo la sfida di tutti coloro che affrontano la vita dopo l’ictus: i costi delle ricadute gravano su tutta la società, ma in special modo sulle vite dei milioni di sopravvissuti e dei loro cari, che li supportano tutti i giorni. Obiettivo è proprio quello di ridurre l’impatto delle recidive e contemporaneamente, raggiungere gli standard qualitativi più elevati, fornendo ai Governi e alle Autorità competenti tutte le informazioni sullo ‘stato dell’arte’ e sulle priorità da perseguire, nell’ottica di superare le attuali disparità di accesso alle cure e ai trattamenti su ciascun territorio”.

Action Plan for Stroke in Europe, gli obiettivi 2018-2030

Sono quattro gli obiettivi principali individuati dall’ESO (European Stroke Organisation) e dall’associazione di pazienti SAFE (Stroke Action for Europe) all’interno dell’Action Plan for Stroke in Europe 2018-2030, in linea con quanto previsto dagli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite:

  1. Ridurre il numero di casi di ictus in Europa del 10%
  2. Trattare il 90% e oltre dei pazienti colpiti da ictus in Europa all’interno delle stroke unit, come livelli essenziali di assistenza
  3. Favorire piani sanitari nazionali per il trattamento delll’ictus che comprendano tutta la catena delle cure
  4. Attuare appieno le strategie nazionali per favorire interventi multisettoriali di sanità pubblica

Gli obiettivi del piano sono stati annunciati da World and European Stroke Organizations (WSO and ESO) e da World Federation European Academy of Neurology (WFN and EAN) in una dichiarazione congiunta rilasciata nell’ambito del 68° Comitato Regionale dell’OMS Europa che si è tenuto a Roma dal 17 al 20 settembre 2018. Al meeting hanno preso parte Ministri della Salute e rappresentanti ad alto livello dei 53 Stati membri della Regione Europea dell’OMS, nonché organizzazioni partner e società civile.

La versione integrale della dichiarazione congiunta rilasciata dalle organizzazioni è disponibile a questo link. 

 

Ricerca, c’è un legame forte tra ictus e demenza

Esiste un forte rischio di sviluppare nel tempo una demenza per coloro che hanno subito un attacco celebrale. È questo emerge dai risultati di una metanalisi – pubblicata su “Alzheimer’s & Dementia: The Journal of the Alzheimer’s Association” – dei ricercatori della University of Exeter Medical School (Gran Bretagna) che ha indagato questo legame, analizzando i dati di 3,2 milioni di persone di tutto il mondo.

Sono circa 17 milioni le persone colpite ogni anno da ictus (in Italia quasi 200.000) e sono quasi 50 milioni coloro che si ammalano di una qualche forma di demenza. Un numero destinato a crescere con l’invecchiamento della popolazione: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, entro il 2050, saranno infatti circa 152 milioni.

Lo studio ha riscontrato che essere stati colpiti da un ictus aumenta di circa il 70% le probabilità di sviluppare una demenza: diversi studi precedenti avevano già messo in evidenza questo legame, ma nessuno aveva quantificato la percentuale con cui l’ictus aumenta il rischio di demenza.

I ricercatori hanno analizzato 36 studi precedenti i cui partecipanti avevano avuto una storia di ictus per un totale di 1,9 milioni di persone. Inoltre, hanno passato in rassegna altri 12 studi con 1,3 milioni di persone che avevano avuto un ictus recentemente, per un totale di 3,2 milioni. Nello specifico, i ricercatori hanno preso in considerazione articoli in cui erano presenti l’associazione di parole chiave quali “demenza” e “ictus”, cioè quegli studi in cui si era verificata la comparsa di demenza durante il periodo di follow-up successivo all’ictus oppure la comparsa di ictus in pazienti con demenza durante il follow-up per quest’ultima patologia.

Lanciata la campagna P.R.E.S.T.O., per intervenire rapidamente sull’ictus

La Regione Liguria ha lanciato la campagna informativa P.R.E.S.T.O., per aumentare la conoscenza nella popolazione dei sintomi dell’ictus e favorire così un accesso più tempestivo ai Pronto Soccorso. La campagna, come afferma anche Massimo Del Sette, direttore di Neurologia al Galliera e presidente di Alice onlus, è stata chiamata in questo modo, oltre che per sottolineare che non si deve perdere tempo, anche perché ogni lettera suggerisce un sintomo.

Dunque, P come perdere forza a un braccio o a una gamba, R riduzione della vista, E come espressione verbale, ovvero difficoltà nel parlare, e la S per il sorriso che mostra se la bocca è diritta o abbassata da un lato. La T sta per non perdere tempo e la O per ospedale, dove bisogna recarsi immediatamente. In Liguria ogni anno ci sono 4.500 nuovi casi di ictus, mediamente 12 casi ogni giorno, ma secondo un’indagine il 30% delle persone non sa cosa sia un ictus, l’80% sa che occorre chiamare subito i soccorsi se si viene colpiti da ictus, ma il 20% non sa riconoscerne i sintomi.

Al via Progetto Zero: A.L.I.Ce. Italia Onlus e SIMG ancora una volta insieme per combattere l’ipertensione arteriosa

Ridurre i valori della pressione fa diminuire del 40-50% il rischio di essere colpiti da ictus cerebrale

Prevenire l’ipertensione arteriosa, definita anche “killer silenzioso”: questo l’obiettivo del Progetto Zero, nato dalla proficua collaborazione dell’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale (A.L.I.Ce. Italia Onlus) con la Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG).

A.L.I.Ce. Italia Onlus ribadisce l’appello diffuso in occasione di “Aprile mese della prevenzione”, ricordando quanto sia importante il controllo della pressione nella prevenzione primaria e secondaria dell’ictus, perché ridurre i valori della pressione arteriosa fa diminuire di ben il 40-50% il rischio di essere colpiti da questa patologia.

Innovativo per l’approccio multidisciplinare e multifattoriale, Progetto Zero è il primo e più ampio programma per prevenire il rischio cerebro e cardiovascolare e intende offrire un servizio esclusivo, dedicato alle farmacie italiane e alla popolazione mettendo a loro disposizione strumenti e know-how per educare i professionisti della salute e i cittadini.

Progetto Zero arriva, da oggi, in oltre 800 farmacie distribuite sul territorio nazionale. Infermieri formati e specializzati forniranno un’ampia e personalizzata consulenza ai clienti delle farmacie che aderiscono a Progetto Zero: dalla misurazione della pressione sanguigna al test sui valori glicemici, dai suggerimenti per la prevenzione e gestione quotidiana dei disturbi alla compilazione della scheda per identificare il rischio individuale sulla base dei valori rilevati e di fattori come età, patologie, stili di vita.

“Le farmacie sono la prima frontiera del SSN alla quale i cittadini si rivolgono per trovare informazioni e consiglio – dichiara Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus. Il farmacista ha un ruolo fondamentale per sviluppare attività di screening, prevenzione ed educazione dei cittadini sui rischi cerebro e cardiovascolari associati all’ipertensione e al diabete. La capillarità del servizio e la specializzazione del personale delle farmacie permette lo sviluppo di un efficace modello di prevenzione e informazione per ipertesi e diabetici, anche quelli che non sanno di esserlo. Obiettivo del Progetto è quello di informare la popolazione e spronarla a seguire comportamenti e stili di vita corretti”.

Il progetto, realizzato grazie al supporto non condizionato di Corman, ha debuttato nel 2017 ed è stato subito premiato al Cosmofarma Innovation & Research Award; nel 2018, prosegue sotto l’egida dell’Osservatorio Ictus Italia per diffondere e rafforzare la pratica della prevenzione contro l’ipertensione arteriosa.

“L’ipertensione è tra i principali fattori di rischio per eventi cardiovascolari e cerebrovascolari, che sono la prima causa di mortalità nei Paesi occidentali – dichiara il Dottor Damiano Parretti, Responsabile Progetti Area Cronicità Società Italiana di Medicina Generale e delle cure primarie. In Italia, colpisce circa il 30% degli individui adulti, molti dei quali neanche lo sanno. Il 19% degli uomini e il 14% delle donne sono in una condizione di rischio; i pericoli aumentano con l’aumentare dei valori pressori. Il rischio è decisamente maggiore nella popolazione diabetica, pari a circa 3,5 milioni di italiani, di cui 1,3 milioni non diagnosticati. Nel 70% dei casi, i pazienti con diabete mellito di tipo II sono ipertesi”.

A.L.I.Ce. Italia Onlus è l’unica realtà associativa italiana che riunisce sia le persone colpite, i loro familiari e i caregiver, sia infermieri, fisioterapisti, logopedisti coinvolti nella prevenzione e cura dell’ictus, sia i medici di medicina generale, fisiatri, neurologi e gli altri medici esperti nella diagnosi e nel trattamento dell’ictus. La grande sfida è la prevenzione: secondo A.L.I.Ce., infatti, occorre diffondere l’informazione sulle condizioni che aumentano la probabilità di essere colpiti dall’ictus.

Anche a questo scopo è stato fondato nel 2016 l’Osservatorio Ictus Italia, grazie ad un’iniziativa congiunta di A.L.I.Ce., dell’Intergruppo Parlamentare sui problemi sociali dell’Ictus, dell’Italian Stroke Organisation e dell’European Stroke Organization, cui hanno immediatamente aderito anche l’Istituto Superiore di Sanità I.S.S. (Dipartimento Malattie Cardiovascolari, Dismetaboliche e dell’Invecchiamento) e la stessa S.I.M.G.

Principale mission dell’’Osservatorio, infatti, è quella di promuovere maggiore consapevolezza e awareness sulle problematiche legate all’ictus, attuando politiche dedicate sia a livello nazionale che regionale, nell’ottica di divenire principale attore e partner delle Istituzioni pubbliche e private, fornendo leadership, indicazioni strategiche e raccomandazioni in campo sanitario-assistenziale, scientifico-accademico e sociale.

Secondo le linee Guida ESC (European Society of Cardiology) e EASD (European Association for the Study of Diabetes), diabete mellito e ipertensione arteriosa sono fattori che hanno tra di loro un effetto moltiplicativo sul rischio di aterosclerosi che è una delle principali cause delle patologie cerebro e cardiovascolari.

Nel corso di quest’anno, Progetto Zero continuerà a diffondere la cultura dell’automisurazione pressoria e glicemica. Il corretto monitoraggio, infatti, aiuta a seguire al meglio la propria terapia e a ridurre il rischio di ictus, infarti ed altre complicanze cerebro e cardiovascolari.

Il programma favorirà l’attività di screening per intercettare nuovi pazienti e valutare il loro profilo di rischio, informarli e sensibilizzarli sull’ictus ed indirizzarli al target medico se necessario.

I dati raccolti porteranno alla pubblicazione di una guida per i farmacisti sul corretto management dei pazienti a rischio cerebro e cardiovascolare.

L’elenco completo delle farmacie aderenti e il calendario delle giornate, in continuo aggiornamento, sono disponibili cliccando qui.

 

Aprile mese della prevenzione dell’ictus

Anche nel 2018 sono state previste diverse iniziative in tutta Italia per il mese della prevenzione dell’Ictus, con attività di prevenzione, di sensibilizzazione e di informazione su questa patologia, grave e disabilitante. Tra le più attive c’è A.L.I.Ce. Italia Onlus (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale), con eventi in molte regioni per informare sui fattori di rischio e sulla prevenzione di questa malattia.

Con campagne informative come “Aprile mese della prevenzione”, A.L.I.Ce. Italia Onlus intende ridurre l’incidenza dell’ictus cerebrale e migliorare la qualità della vita delle persone colpite, proprio attraverso la diffusione della conoscenza della patologia e dei suoi principali fattori di rischio.

La lista degli eventi organizzati da A.L.I.Ce. è consultabile a questo link.

Settimana del Cervello, focus sulla riabilitazione dall’ictus

Si è tenuta in tutta Italia, dal 12 al 18 marzo 2018, la Settimana del Cervello, promossa dalla SIN (Società Italiana di Neurologia), per sensibilizzare il pubblico sulla ricerca dedicata al cervello. Il tema dell’edizione 2018 è stato “non c’è muscolo senza cervello, con uno speciale focus sul legame tra attività muscolare e attività del cervello, vista anche la concomitanza con la Giornata Nazionale delle Malattie Neuromuscolari, che ha avuto luogo il 10 marzo.

Per quanto riguarda l’ictus, l’iniziativa vede la presenza di A.L.I.Ce. Italia Onlus, Associazione per la lotta all’ictus cerebrale. Secondo quanto affermato dala Dottoressa Nicoletta Reale, presidente dell’Associazione, “il cervello è un organo complesso che va salvaguardato: con la prevenzione e con l’adozione di corretti stili di vita possiamo pensare di mantenerlo in forma, evitando di incorrere in una patologia grave e debilitante come l’ictus cerebrale”.

E un evento a proposito dell’ictus è stato quello dal titolo “Recuperare la capacità di comunicare e migliorare le proprie abilità motorie: in Liguria le persone colpite da ictus possono farlo grazie al canto e quelle affette da Sla con la Pet Therapy”, che ha avuto luogo il 15 marzo a Genova, grazie alla collaborazione tra l’associazione A.L.I.Ce. Liguria Onlus e il Centro Clinico NeMO di Arenzano (GE). È stato così mostrato ai presenti come il canto e le emozioni suscitate dalla musica possano aiutare le persone colpite da ictus a ottenere miglioramenti nella loro capacità di comunicazione e espressione. Vi è stata anche un’esibizione del Coro degli Afasici di Genova, che ha voluto mostrare come attraverso il canto si possano recuperare l’uso del linguaggio e l’armonia della parola persa dopo un ictus.

Al seguente link è possibile trovare l’elenco di tutte le iniziative che hanno avuto luogo durante la settimana.

L’Osservatorio Ictus Italia presente al Congresso Nazionale dell’ISO “Stroke 2018”

I rappresentanti dell’Osservatorio Ictus Italia hanno partecipato oggi alla sessione intitolata “ISO e i rapporti con le istituzioni”, delineando il percorso fin qui svolto e le prossime linee programmatiche

28 febbraio 2018L’Osservatorio Ictus Italia è stato tra i protagonisti della giornata inaugurale del 5° Congresso Nazionale sull’Ictus Cerebrale, organizzato da ISO – Italian Stroke Organization -, che dal 28 febbraio al 2 marzo vedrà gli specialisti del settore confrontarsi sui principali risultati raggiunti ad oggi e sulle ultime novità legate alla patologia.

Nell’ambito della sessione tematica del Congresso intitolata “ISO e i rapporti con le istituzioni”, l’Osservatorio Ictus Italia, rappresentativo dell’integrazione di differenti esperienze, culture e professionalità, fortemente unite nella lotta all’ictus cerebrale e alle malattie cerebrovascolari, ha confermato il proprio ruolo di interlocutore primario delle Istituzioni pubbliche e private e dei Cittadini.

Questo importante appuntamento ha offerto l’opportunità alla Presidente dell’Osservatorio Ictus Italia, Nicoletta Reale, di fare un breve excursus sulle attività svolte a partire dalla sua fondazione nel luglio 2016, ma soprattutto di presentare al mondo scientifico i progetti in cantiere per il 2018, finalizzati a ridurre l’impatto della malattia sulle persone e sulla società.

“Nell’anno appena trascorso abbiamo raggiunto il notevole traguardo dell’approvazione della Risoluzione sulla prevenzione e la diagnosi dell’ictus cerebrale[1] che invita il Governo ad attuare misure specifiche ed immediate a livello nazionale sulla prevenzione, la diagnosi e la cura della patologia – ha affermato la Presidente RealeNel 2018 vogliamo proseguire il lavoro fin qui svolto coinvolgendo attivamente le Istituzioni anche a livello locale, perché il nostro obiettivo è quello di garantire le cure migliori a tutti coloro che sono affetti da ictus nelle diverse fasi della malattia, migliorare la qualità della loro vita e fornire alle famiglie adeguato supporto, attraverso tutti i possibili interventi”.

Con il Progetto “Road Show” sono previsti momenti di incontro istituzionale in alcune regioni “pilota” per valutare lo ‘stato dell’arte’ della prevenzione e del trattamento dell’ictus ischemico e dell’emorragia cerebrale, alla luce dei punti evidenziati dalla Risoluzione nel territorio di riferimento. In particolare, l’Osservatorio perseguirà l’obiettivo di analizzare e proporre strategie risolutive per superare la disomogeneità nella diffusione dei PDTA – Piani Diagnostici Terapeutici Assistenziali – sul territorio nazionale al fine di garantire un livello delle cure che sia equo e dignitoso per tutti coloro che sono stati colpiti dalla malattia o che sono a rischio di ammalarsi.

Il “Report annuale sullo stato dell’Ictus in Italia”, promosso dall’Osservatorio Ictus Italia in occasione della Giornata Mondiale di Lotta all’Ictus (29 ottobre), di cui Francesca Romana Pezzella – Delegato Scientifico dell’Osservatorio Ictus Italia – ha tratteggiato le linee generali, costituirà un documento di particolare rilevanza scientifica e divulgativa, perché presenterà con cadenza annuale la ‘fotografia’ aggiornata sullo stato della patologia e degli interventi messi in atto per contrastarla.

“Stiamo lavorando alla realizzazione di un rapporto rivolto alle istituzioni nazionali e locali, alle associazioni e alle società scientifiche, ma soprattutto ai cittadini, che tramite l’analisi e l’approfondimento di appositi indicatori di riferimento, ha l’ambizione di diventare materiale di consultazione utile e agevole per esperti e meno esperti”, ha comunicato Francesca Romana Pezzella.

“Grazie ai progressi della scienza medica oggi sappiamo che l’ictus cerebrale è un’emergenza medica che si può prevenire e curare, ma è necessario che i Cittadini, siano essi giovani, adulti o anziani, ne abbiano la più ampia consapevolezza”, conclude Nicoletta Reale.

[1] La Risoluzione sulla diagnosi e la prevenzione dell’Ictus cerebrale con il N. 8-00268 è stata approvata dalla XII Commissione Affari Sociali l’8 novembre 2017 ed è stata promossa dall’Intergruppo Parlamentare sui problemi sociali dell’ictus cerebrale, composto da Senatori e Deputati del Parlamento Italiano e da Eurodeputati italiani di diversi gruppi politici, e dall’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale A.L.I.Ce. Italia Onlus.