Sono stati presentati il 25 ottobre, in preparazione alla XIII edizione della Giornata Mondiale contro l’Ictus Cerebrale del 29 ottobre, i primi risultati di un nuovo progetto di monitoraggio dei percorsi di neuroriabilitazione in Italia realizzato dall’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale (A.L.I.Ce. ItaliaOnlus), in un convegno organizzato con la Fondazione Santa Lucia IRCCS. E quanto emerge è che sono solo sei le Regioni italiane con le carte in regola per quanto riguarda i percorsi di riabilitazione dopo un ictus. Difatti, solo Valle d’Aosta, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna e Marche presentano percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali aggiornati e attivi per la riabilitazione di pazienti post-ictus.

Secondo i dati dell’associazione, ogni anno si verificano 170.000 nuovi casi di ictus in Italia, nell’80 per cento dei quali il paziente sopravvive, ma 49.000 di questi perdono l’autonomia. Un dato che trova conferma nelle stime della Società Italiana di Riabilitazione Neurologica (SIRN), secondo cui “ogni anno in Italia circa 42.300 pazienti presentano alla dimissione dal reparto acuti esiti gravissimi di ictus per i quali è necessario un tempestivo ricovero in strutture di alta specialità adeguatamente attrezzate per la neuroriabilitazione”. In Italia il numero di persone che convive con disabilità conseguenti all’ictus sta raggiungendo ormai la soglia del milione (930.000).

Tutto ciò comporta un onere per il SSN valutato in 3,7 miliardi di euro, il 4 per cento della Spesa Sanitaria Nazionale. Di questi, un terzo è rappresentato dalle spese di trattamento nella fase acuta, mentre gli altri due terzi sono costi generati dalla disabilità. Ci sono poi gli oneri che cadono sulle spalle delle famiglie, dato che, secondo lo studio di A.L.I.Ce., le spese famigliari aumentano del 58 per cento a causa della malattia, e il 69 per cento dei pazienti di età compresa tra i 25 e i 59 anni deve abbandonare il lavoro.

“Già l’indagine che abbiamo realizzato insieme al Censis nel 2011 – osserva la Dottoressa Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce.evidenziava che su un campione nazionale di 500 pazienti colpiti da ictus medio-grave, il 25 per cento non aveva ricevuto alcun trattamento riabilitativo e il 50 per cento era stato sottoposto unicamente a un percorso di riabilitazione domiciliare. C’è la necessità di assicurare cure adeguate ai pazienti che hanno subito un danno cerebrale grave. Il recupero di funzioni complesse che sono state compromesse da un danno neurologico richiede una nuova cultura della riabilitazione e maggiore sostegno alle famiglie”.

Infatti, la riabilitazione post-ictus continua a rappresentare un approccio terapeutico indispensabile per migliorare gli esiti nel paziente e restituirgli la maggiore autonomia possibile, anche per evitare complicanze secondarie dovute alla immobilità. Esistono infatti degli step fondamentali per il recupero quali l’inizio molto precoce, già a partire dai primi giorni dopo l’ictus, di attività riabilitative condotte da personale qualificato, la loro prosecuzione continuativa, le tecniche ed il grado di intensità ritagliati sul singolo caso, il coinvolgimento della famiglia e del caregiver nel praticare attivamente gli esercizi fisici e nella gestione, nella vita di tutti i giorni.

Nonostante le evidenze scientifiche e le linee guida nazionali e internazionali stabiliscano l’applicazione della riabilitazione in modo appropriato e omogeneo per tutti i pazienti colpiti da ictus su tutto il territorio nazionale, “questa prima fase dello Studio dimostra che nel nostro Paese non sempre la riabilitazione viene avviata tempestivamente – dichiara il Professor Domenico Inzitari, Ordinario di Neurologia dell’Università degli Studi di Firenze e Presidente del Comitato Tecnico Scientifico di A.L.I.Ce. – “Inoltre, troppo spesso non viene portata avanti con la sistematicità, la continuità e la durata necessarie. Ogni paziente deve uscire dalla fase acuta con un piano riabilitativo individuale da sviluppare nelle varie fasi e nei vari contesti organizzativo-sanitari, dalla fase intensiva ospedaliera, a quella estensiva territoriale fino alla domiciliare”.

La seconda fase dello studio di A.L.I.Ce. vedrà un’inchiesta campionaria sulla qualità percepita da pazienti e famiglie e la diffusione di una scheda di valutazione che sarà compilata dai professionisti più impegnati sul fronte dell’assistenza all’ictus cerebrale in Italia, con l’obiettivo di valutare la reale implementazione delle procedure di cura e il grado di soddisfazione dei cittadini.

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